John Martyn | Intervista [Rockerilla]

Ugo Bacci | Elena Riva
Rockerilla #10

Una vita, quella di John Martyn, percorsa in una dozzina di sequenze, di cui, almeno tre, Solid air, Inside out e Grace & danger, l'ultimo lavoro, passeranno alla storia della rock music, componendone una pagina atipica ed intelligente, confortata dall'apporto geniale di poche altre menti non meno valide e particolari: Nick Drake per primo, Jon Mark, Jonny Almond, Pete Atkin, Roy Harper, Michael Chapman, Kevin Coyne e qualche altro.

E' Hamish lmlach, chitarrista e folksinger scozzese molto vicino alla tradizione, a dargli i primi rudimenti alla chitarra, ma la cronaca vuole che sia Bert Jansch, in un solo anno, a smaliziarlo su tutte le difficoltà del finger picking più evoluto. Ed è subito l'esordio, precoce, ben promettente.

La realtà musicale dei tempi, sul finire degli anni sessanta, vede molti musicisti inglesi impegnati a rivedere la tradizione con occhio giovanile e sfrontata irriverenza, c'è il folk, si, c'è la tradizione, ma anche il jazz, il rock, il blues, linguaggi, questi, più contemporanei, più congeniali ai tempi.

Nasce l'idea di rivivere la tradizione con l'aiuto delle più diverse tendenze musicali e sonore. E Martyn affoga le sue prime esperienze proprio in questa sorgente ricca di idee, intuizioni, speranze. Ma in Lui il folk rimarrà solo un ricordo, un feeling ancestrale, sotterraneo e intimo, sebbene sempre presente.

Con Bless the weather, del '71, il disegno musicale di Martyn prende a delinearsi con maggior precisione; e già le basi di una ricerca destinata all'evoluzione continua, sono poste. Solid air, dedicato all'amico Drake, ed Inside out, assurgono ai vertici di una espressività assolutamente originale. John veste i panni del songwriter contemporaneo e allo stesso tempo tenta di trascenderne la dimensione più ovvia e tradizionale. La voce, sussurrata, calda, morbidamente roca, gioca dolcemente nei sussulti del ritmo per diventare strumento aperto e sensitivo, la chitarra, filtrata, ricerca mille stimoli nelle pieghe di una timbrica ricca e variegata. Martyn è alchimista sottile di materiali sonori, ritmi, misure; in Lui, mai l'adesione formale ad un genere o ad uno schema, in Lui, sempre una musica affascinante e sensuale che penetra con definizione i segni del suo stesso tracciato esistenziale. Il folk, il jazz, il rock, il funky, il reggae (vedi Johnny Too Bad, dall'ultimo disco Grace & danger) vengono trasfigurati nella loro rigidità formale per fungere da supporto ideale ad una personalità complessa, dalla acuita sensibilità percettiva. Una proposta musicale fascinosa e calda, quella di John, certo di non facile fruizione, spinta ad attentare a quelle che sono le convenzioni dei generi musicali e di chi li vive necessariamente settorializzati.

Le canzoni di Grace & danger parlano d'amore, un amore che pulsa alla fine, parlano di nostalgia, di consapevolezza, dolcemente, compostamente, amaramente. Le parole, leali, pure, colgono un senso superiore nei gorghi teneri di una musicalità perfetta, accarezzate generosamente dalla voce di Martyn che non finisce di sorprendere mai.

'Looking On' fa pensare al jazz-rock, alle plaghe sonore impalpabili di Ralph Towner, ai giochi intricati del migior Weather Report, ma è, in fondo, un pensiero che non rende giustizia né a John né ai musicisti che lo accompagnano, Phil Collins, John Giblin, Tommy Eyre, tutti splendidi. E' fuori logica di trastullarsi con le etichette; Martyn è un musicista il cui valore si misura attraverso la stessa capacità di sondare i più segreti spazi interiori esplorando sempre nuove prospettive sonore e musicali. Ascoltate 'Sweet Little Mystery' e 'Baby Please Come Home' e lasciatevi andare, lasciatevi prendere dalla sobria dolcezza, dalla tenerezza calma di quest'uomo, un uomo, un musicista, da amare senza reticenze!

UGO BACCI


INTERVISTA A JOHN MARTYN

D. - Cosa pensi del pubblico italiano? Come pensi abbia reagito alla tua proposta odierna? E' ormai lontana l'Epoca in cui suonavi nei folk & clubs, che cosa rimane di Te di quella prima esperienza?
R. - In queste sere tutto è abbastanza strano, Io sto cambiando, facevo musica acustica, ora suono elettrico. Molti sono legati ad una mia immagine particolare, vogliono sentire da me musica acustica. E' molto strano, forse il pubblico non mi conosce in modo approfondito, probabilmente molti non mi avevano mai ascoltato. Vedi, capisco che è difficile, ma, in verità, non vedo alcuna differenza tra le forme musicali, ed in fondo le cose che facevo all'inizio non sono differenti dalla musica elettrica che faccio ora.

D. - Blues, jazz, rock, funky, reggae, tutti questi generi musicali sono presenti, sebbene in modo particolare, nei tuoi lavori; pensi che esista un humus comune, un filo, anche sotterraneo, che connette l'anima, lo spirito di tutte queste tendenze musicali.
R. - Si c'è, in effetti, una linea, ma è nella mia mente, nel mio cuore. Questo è quello che suono perché credo in una linea comune, ecco perché faccio una musica aperta a tutte le influenze. Credo che esista una linea, un feeling forse, che collega i musicisti, buoni, di tutto il mondo. E' difficile spiegarlo, ma io vivo lì, io vivo proprio in questa linea comune, per questa linea comune. Cè comunque uno spirito comune, ma non riesco bene a definirlo, a parole, spero di riuscirvi meglio con la musica.

D. - Parlaci di due o tre musicisti che pensi ti abbiano influenzato in qualche modo.
R. - Per primo direi Davey Graham, la sua chitarra ha influenzato un po' tutti i chitarristi inglesi, è veramente un grosso personaggio, ma forse prima ancora la folk music in genere è stata determinante come influenza. Oggi amo molti gli Weather Report di Zawinul.

D. - Ci piacerebbe che tu ci parlassi di un musicista che riteniamo veramente valido, uno dei migliori, e che sappiamo essere stato tuo amico, il suo nome è Nick Drake. Che cosa ha rappresentato, secondo te, Nick nel panorama musicale inglese?
R. - Che cosa posso dire? Credo sia stato il migliore, aveva un cuore generose, era di animo gentile. Credo sia stato veramente incompreso ai suoi tempi, era molto illuminato, troppo sensibile, molto più della gente normale. Lo amavo, era un persona incredibilmente dolce, un musicista irripetibile, ineguagliabile per valore.

D. - Sulla scena musicale inglese quali pensi che siano i musicisti, i songwriters, più interessanti oltre a John Martyn?
R. - Ma non conosco molto gli altri musicisti. Michael Chapman non mi piace proprio per esempio. Roy Harper, fa un genere differente, molto buono, ma non è il tipo di musica che apprezzo particolarmente. E' politicizzato, più di quanto non lo sia io, ma la sua è una politica mentale, cerebrale. E' un tipo che lavora essenzialmente con la testa, io faccio musica col cuore. Roy mi piace come persona, ma poco come musica. Non è veramente reale, insomma, non sono in sintonia con lui, ma lo rispetto.

D. -Che cosa ti piace? Cosa ascolti ultimamente?
R. - Ultimamente sto sentendo molta musica bulgara, musica vocale, ma ascolto anche Thelonious Monk che amo molto e molta musica classica. Ascolto poca musica moderna, non mi piace, penso che non sia poi cosi buona, ci sono pochi musicisti veramente validi. Weather Report è il mio gruppo favorito, penso sia il miglior gruppo del mondo.

Intervista raccolta da
ELENA RIVA e UGO BACCI

Un particolare ringraziamento a ClaudioTrotta, responsabile della Barley Arts Production, per la cortese collaborazione.


sitenote: Rockerilla was a monthly music magazine that started November 1978. It was published in Savona, Northern Italy. The original copy ('Gennaio 81') cost 1.300 lire and had P.I.L. on the cover.