«Sono come un bambino che segue l'istinto»

F. Zanetti
Boy Music Vol XI #48
Intervista esclusiva con John Martyn
«Sono come un bambino che segue l'istinto»
Consideratissimo dai critici, sregolato nella vita («bevo troppo, so che non dovrei, ma oramai è tardi per cambiare...»), Martyn è uscito con un Lp con cui rilancia la chitarra elettrica dopo anni di esperimento sull'acustica.

Sembra un tipo tranquillo e timido; ma la vita privata di John Martyn è stata sempre piuttosto movimentata...
«Sono anche stato arrestato, una volta», mi racconta sorridendo. «Avevo appena finito una serata ed avevo guadagnato undici sterline: era la prima volta che venivo pagato per suonare. Spesi tutti quei soldi in liquori, mi ubriacai completamente e poi saltai in macchina: mi fermarono e venni messo dentro per eccesso di velocità, guida pericolosa (avevo imboccato un senso unico!) e guida senza patente. Ho qualche problema con le automobili: mi viene voglia di guidare soltanto quando sono ubriaco e nessuno in quei momenti osa contraddirmi: così quando sono al volante può succedermi di tutto!»

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John Martyn è nato a Glasgow [sic]
nel 1948. Ha cominciato a suonare la chitarra nel
1967, guadagnandosi in breve tempo un'ottima
reputazione nel circuito folk-rock.

Siamo seduti in albergo, davanti a una tazza di tè; e John Martyn partecipa alla conversazione con la tensione interiore di chi pensa che la sua vita dipende dalle risposte che dà. Questa sua onestà «obbligatoria» mi imbarazza un po', perché trasforma l'intervista in un interrogatorio, che non sarebbe necessario per un uomo che testimonia tanto pienamente le sue emozioni nei dischi.

Il suo ultimo album, Well Kept Secret, è anche il suo più esplicito finora; in esso si fa ampio uso delle strutture del rock'n'roll per ottenere una miscela di sperimentalismo e poliedricità che ad alcuni potrà sembrare una specìe di tradimento del passato, ma che per Martyn è soltanto il prezzo da pagare per «ricominciare da capo».

Come mai questo disco è tanto diverso dai tuoi precedenti?
«Non è che io abbia scoperto soltanto oggi l'uso della chitarra elettrica; anzi, non è la prima volta che la suono su un disco. Semplicemente, ho deciso di concentrarmi su questo strumento. C'è stato un momento della mia carriera in cui ho smesso di suonare la chitarra per un anno, perché tutti i chitarristi acustici che mi capitava di ascoltare sembravano assolutamente identici. Dovevo per forza cambiare, perché, se avessi continuato a suonare l'acustica, c'era ormai in giro tanta gente che usava le tecniche che io per primo avevo sperimentato che rischiavo di essere confuso con loro, e che ci si dimenticasse che io sono stato il primo. Non voglio essere falsamente modesto; ma per non finire nel mucchio ho voluto differenziarmi».

È questo costante desiderio di vitalità, questa convinzione che sia necessario comunicare le proprie idee alla gente, questo entusiasmo nell' assimilare il folk, il jazz, il reggae e, adesso, il rock per mantenere sempre interessante il proprio repertorio che meritano a John Martyn la reputazione di musicista innovatore e al di sopra delle mode.

Ma tu sei sempre stato molto considerato dalla critica: che bisogno avevi di rischiare strade nuove?
«Non mi piace l'idea di riposare sugli allori. Devi andare avanti, cercare sempre di migliorare. Credo che sia l'unico modo per conservare il rispetto di se stessi. Sarei disposto a morire pur di andare avanti!»

È vero che bevi molto?
«Sì, lo ammetto, è vero. Non sarei capace di scrivere musica senza l'aiuto della mia fedele bottiglia di whisky. So che forse non dovrei, ma ormai è troppo tardi per cambiare... e poi non mi dispiace questa immagine romantica di genio e sregolatezza. Oggi come oggi la mia personalità ha preso completamente il sopravvento sul mio personaggio; ora la persona e il musicista coincidono completamente in me».

Non è un atteggiamento un po' infantile?
«Ma io sono un bambino... sono il bambino più cresciuto che conosca! È questo lavoro che mi ha dato la "licenza di non diventare grande". Comunque, per me è assolutamente indispensabile comportarsi come mi dice l'istinto, altrimenti non saprei cantare e suonare. Se cantassi parole false, se suonassi musiche in cui non credo, mi sentirei molto in difficoltà: anzi, credo che non ci riuscirei».

Allora dobbiamo pensare, ascoltando il tuo ultimo Lp, che non sei felice?
«Infatti. L'album non è allegro, perché io non ero allegro mentre lo registravo. Spero che il prossimo lo sia».

Credi che sia possibile?
«È una domanda interessante... ti devo rispondere che non lo so. Penso di sì... ma la leggerezza e il cinismo sono molto frequenti nella musica di oggi, e l'allegria non lo è. Così il mio prossimo disco rifletterà il mio stato d'animo; e non so ancora come sarà».

Ma il tuo carattere è ottimista o pessimista?
«Invecchiando tendo ad essere sempre più malinconico. Più si diventa anziani e più le decisioni ti sembrano importanti ed irrevocabili; e questo ti rende più serioso, più triste. Anni fa ero più istintivo... oggi sono meno innocente, meno spontaneo; detesto ammetterlo, ma è così».

Questo influenza le tue canzoni?
«Sì, nel senso che scrivere musica mi riesce sempre più faticoso. È per questo che devo ubriacarmi; poi, una volta che ho scritto una canzone, non sto più a rimuginarci sopra. Se nel momento in cui le ho scritte mi sentivo bene, grazie all'alcool, allora probabilmente saranno canzoni allegre e susciteranno allegria in chi le ascolta. Dalle lettere che ricevo sembra che la gente si riconosca facilmente nelle mie emozioni, e questo mi fa piacere».

sitenotes:
Boy Music was a weekly magazine issued with the Corriere della Sera newspaper. This 'exclusive' interview appeared in the Melody News section on page 55. This section was 'published by arrangement with Melody Makers [sic] London'; translation and editing was done by F. Zanetti. In fact, this is about half the interview published in Melody Maker of 23 October 1982 by Steve Sutherland, Secrets of a Schizoid Man.
The item featured lots of comics and a piece about solo albums by Phil Collins and Mike Rutherford. Alberto Fortis was on the cover and it originally cost 800 Lire.