John Martyn Al Folk Club

Gabriele Ferraris
La Stampa

John Martyn al Folk Club

Negli Anni Settanta era un piccolo-grande mito: quando la Island -la casa discografica che all'epoca era giustamente considerata la patrona e padrona della miglior musica inglese- lo prese sotto la sua ala protettrice, per John Martyn si spalancarono le porte della gloria: i suoi primi lavori, fin dall'esordio con «London Conversation» in puro stile folk, gli attirarono il seguito vasto dei critici entusiasti e quello, più ristretto ma significativo, del pubblico degli appassionati.

Oltre vent'anni dopo, John Martyn è ancora sulla scena: e stasera lo potremo ascoltare al «Folk Club» (via Perrone 3 bis) in due concerti, il primo con inizio alle 21, il secondo alle 23.

Ma tante cose sono cambiate, anche nella vita e nell'arte di Martyn. Ha conosciuto momenti duri, e la sua carriera non ha avuto l'andamento in crescendo che molti pronosticavano. Dischi come «The Tumbler», «The Road To Ruin» (titolo sinistramente profetico), «Bless The Weather», dove il folk si sposava al jazz e al blues, rimangono indiscussi capolavori di un artista dalla voce calda e dalla sommessa tecnica chitarristica. Tuttavia, verso la metà dei Settanta Martyn rallenta la produzione, tenta quindi un'infelice apertura commerciale sul mercato americano, deve affrontare una crisi personale (si separa dalla moglie Beverley), e nell'81, con il cambio di casa discografica, cerca di modificare il proprio stile rivolgendosi a un pubblico più vasto. L'esito è negativo: nonostante l'aiuto di Phil Collins e Eric Clapton, la rinuncia alle atmosfere intimiste per una musica rockeggiante delude i vecchi fans senza conquistarne di nuovi.

Segue un lungo silenzio, fino all'84, quando l'album «Sapphire» rivela un Martyn diverso ma convincente, arricchito di sonorità caraibiche e lanciato in avventure rock e dure canzoni d'autore alla Tom Waits. Spiccano, nella produzione recente, memorabili brani quali «Angeline» e «John Wayne».

muffnote:
This announcement was printed Saturday 9 Februari 1991, so on the day of the concert, in the 'Notte Giovane' section edited by Gabriele Ferraris.