Distilled And Blended In Scotland | John Martyn | 20 Years Old

Guido Giazzi
Buscadero #57
Contiene 45 giri!!
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Contiene un disco di J. Martyn!
S

e trovate ostico il titolo non preoccupatevi eccessivamente chiariremo tutto al più presto: Martyn è un grande artista certamente trascurato o sottovalutato, «Buscadero» compreso, dalla critica musicale.

La difficile collocazione artistica di questo musicista scozzese ha influito forse negativamente per una giusta valutazione degli innumerevoli album collezionati dall'artista nella sua ventennale carriera.

pictureL'artista in questione si è sempre rivelato interessato a miscelare (to blend) generi diversi, dimostrando specie agli inizi degli anni settanta, una notevole capacità creativa ed innovativa; giocando e sperimentando su varie tonalità vocali e strumentali, utilizzò la propria voce per adattarla agli stati d'animo che le sue composizioni evocavano.

In anni più recenti il sintetizzatore, una maggior ricchezza sonora e la presenza di altri musicisti hanno influito sulle sonorità dello scozzese; a volte il suono è diventato più facile, più assimilabile ma la bellezza di alcuni brani ha salvato sempre il prodotto finale.

Piece By Piece Island ILPS 9807
Dopo un pregevole «Sapphire» edito nell'ottobre del 1984, inciso con una buona band a Nassau, Martyn ritorna caricato, come dimostrerà l'intervista pubblicata più avanti, pronto a celebrare degnamente questo suo ventennio artistico.

(Per la precisione, Martyn prima di «Sapphire», che segnò il ritorno in casa Island dopo una relazione con la WEA -relazione che diede alla luce due album decisamente «easy»- produsse for yourself un album dal vivo: «Philentropy» -«Filantropia» non manca d'ironia lo scozzese eh1- in anni precedenti aveva autoprodotto il più interessante «Live at Leeds» in seguito pubblicato dalla Island).

Ascoltiamo ora «Piece By Piece». L'album si apre con «Nightline»: stentiamo a riconoscere in un brano così ritmato e così commerciale il vero Martyn, quello che più amiamo: una composizione pulsante, sottolineata da continui dualismi synt/batteria. Per facili palati.

Il secondo brano «Lonely Love» è una dolce ballata, ottimamente arrangiata con dosati interventi di sax; la voce è magica, suadente ma è il sassofono, dopo un breve intervento al synt, che regge la struttura sonora.

«Lonely Love» e la seguente «Angeline» sono i brani più sentiti dell'artista, brani che fanno ben sperare per il futuro del musicista intento a non cadere nelle facili trappole tese dal mercato discografico, dove la tendenza a banalizzare regna sovrana.

«Angeline» è la dimostrazione di come comporre una canzone con pochi elementi, in questo caso, voce e sintetizzatore. La voce di Martyn, cupa e ricca di pathos, è la stessa che ci aveva incantato in «Man At The Station» («Solid Air»), quella che ci faceva tremare d'emozione in «Fine Lines» («Inside Out» - sentire per credere) quella stessa che dipingeva il «sogno del pescatore» («Fisherman's Dream» su «Sapphire») con toni tenui e, appunto, «sognanti». Abbia il coraggio di tralasciare gli effettacci elettronici («John Wayne») ed i facili arrangiamenti («Serendipity») quelli che apprezzano la sua musica non hanno bisogno di questi ammicamenti per capire ed amare il personaggio.

Martyn possiede una voce calda, ricca di tonalità basse e può veramente spaziare in un vasto repertorio - da «Don't Think Twice» di Dylan a «Over The Rainbow», da brani puramente folk a «Rather Be The Devil», un blues di Skip James, toccando il reggae con «Johnny Too Bad», piccolo capolavoro, e chiudendo il circolo con «Tight Connection» firmata dal vecchio Bob.

Anni fa la sua voce veniva accostata ad altri artisti ora dimenticati o scomparsi, come Shawn Phillips, Tim Buckley, Jon Mark e Nick Drake (al quale pare abbia dedicato «Bless The Weather», quinto album di Martyn edito nel 19712) e bene conoscono il suo enorme bagaglio tecnico quelli che anni fa hanno avuto l'opportunità di vederlo in concerto nel nostro paese.

Dell'indubbio valore ne è a conoscenza certamente Phil Collins, produttore dell'album «Grace And Danger», il capolavoro di Martyn, che valeva approssimativamente ottanta volte il «Face Value» di Collins, edito nello stesso periodo.

Inutile sottolineare che quest'ultimo vendette moltissimo, facendo proprie alcune idee dello scozzese, ma anche questo rientra nelle misteriose leggi del successo e del mercato.

Dopo questo lungo escursus torniamo a valutare «Piece By Piece», il brano che dà il titolo all'album è una composizione di Foster Paterson, tastierista del gruppo ed è l'unico brano non firmato da Martyn. La song richiede diversi ascolti per essere meglio assimilata; interessanti gli spunti musicali dove il mestiere spesso supplisce alla mancanza di feeling.

La seconda facciata, pur sottolineando il professionismo del protagonista e della band, non entusiasma l'ascolto, il brano «John Wayne» con liriche ironiche per deridere il rambismo imperante, è certo il più debole: spunti elettronici già ascoltati, dilatati e dismisura (fondamentale, nell'uso dell'ironia, è il tempismo e il senso della misura, bene lo sapeva «la spalla» del comico nell'avanspettacolo) ed un finale tristemente anonimo.

«John Wayne» doveva essere il titolo dell'album.
Lo hanno sostituito. Meglio così.

Gli altri titoli sulla medesima side, non si mettono in luce per particolari caratteristiche, solo «Serendipity» grazie al favolistico titolo, stimola la fantasia.

Concludendo, un album che può essere accolto differentemente dall'ascoltatore: chi ben conosce ed ama Martyn si aspettava forse un'opera più complessa, ricca di feeling e sperimentalismo; chi invece per la prima volta lo adagia sulla propria piastra non potrà non apprezzare la vocalità dello scozzese e la capacità di assorbire tendenze e stili con facilità e mestiere.

Una sola raccomandazione, non punti al facile successo commerciale, abbandoni i cattivi consiglieri, lasci perdere gli States. Le località scozzesi, magari con scorci giamaicani, bidonville negre e ballate popolari, possono offrirgli ancora molte ispirazioni. Ascolti ancora Coltrane, spenga la radio e ritorni ad essere un innovatore. Rambo è pericoloso.

Guido Giazzi

1 muffnote: The intended misspelling of Philanthropy obviously eludes the writer, as does the play with the physical phenomenon of Entropy.
2 muffnote: Wrong. The only thing dedicated to Nick Drake is the song Solid Air.

JOHN MARTYN Discografia LP GBDI GUIDO GIAZZI | Febbraio '86
London Conversation Island ILP 942 ('67) **
The Tumbler Island ILPS 9091 ('68) ***
Stormbringer Island ILPS 9113 ('70) ***
(con Beverley Martyn)
The Road To Ruin Island ILPS 9133 ('70) ***
(con Beverley Martyn)
Bless The Weather Island ILPS 9167 ('71) ***
Solid Air Island ILPS 9226 ('73) ****
Inside Out Island ILPS 9253 ('73) *****
Sunday's Child Island ILPS 9296 ('74) ***
Live At Leeds Island ILPS 9343 ('75) ***
So Far So Good Island ILPS 9484 ('77) ***
(antologia)
One World Island ILPS 9492 ('77) ***
Grace And Danger Island ILPS 9560 ('80) *****
Glorious Fool WEA K 99178 ('81) **
The Electric John Martyn Island ILPS 9715 ('82) ***
antologia con lo splendido 12" mix di «Johnny Too Bad»
Well Kept Secret WEA K 99255 ('82) **
Philentropy Body Swerve IDS JMLP 001 ('83) **
Sapphire Island ILPS 9779 ('84) ***
Piece By Piece Island ILPS 9807 ('86) ***

«Tight Connection» di John Martyn
Buscadero Record

Siamo franchi, non è la miglior cover eseguita da Martyn nella sua lunga carriera, aveva saputo fare di meglio in altre occasioni. Dell'accattivante motivo dylaniano rimane ben poco, la scena è trasportata in una discoteca con regolamentari raggi laser e obbligatorie piastrelle luminose, peccato perché la voce è sempre calda e suadente. Il brano è inedito e non comparirà quindi sul nuovo album «Piece By Piece». Vogliate gradire perciò questo singolo, impreziosito da un'eccellente B side, come un collezionistico omaggio da parte della Vostra rivista musicale.

G.G.

L'INTERVISTA
Filo diretto tra un sobborgo di Glasgow e la metropoli lombarda: (nella grigia città scozzese Martyn sta provando con il gruppo i brani da suonare nei prossimi concerti, nella inquinata Milano lo scrivente trascorre le sue giornate) - fine Gennaio '86.

[Domanda]. - Signor Martyn, come sarà il suo prossimo album?
[Risposta]. - «Mainstream, you know», sarà principalmente sorretto dal sintetizzatore e dalla chitarra con alcuni interventi dei fiati.

D. - L'album si chiamerà «John Wayne»?
R. - No. abbiamo scartato l'idea, meglio «Piece By Piece», qualcuno non avrebbe colto l'ironia.

D. - Ha ancora contatti con Phil Collins? *
R. - Ci sentiamo per telefono, oramai lui è una star, ma è sempre un caro amico.

D. - E Danny Thompson? **
R. - L'ho purtroppo perso di vista, nel business musicale è molto facile e poi io non faccio una vita molto socializzante. (Risata)

D. - Che musica ascolta in questo periodo?
R. - Moltissima musica classica, molto jazz, mi piacciono tantissimo i Weather Report. Fra i gruppi nuovi apprezzo i Double ed il glasgowiano Lloyd Cole. Tra i meno giovani Bob Dylan mi sembra ancora il più grande - «He is very intelligent», «He's an artist».

D. - La musica folk ed il reggae non la coinvolgono più?
R. - No, non è vero, o meglio è vero in parte.
La folk music ha esaurito per me la sua importanza, anzi sarò sincero ma a volte mi annoia proprio, mentre il reggae è una musica solare e mi diverto moltissimo a suonarla, specialmente tra amici.

D. - Da chi è costituita la sua band?
R. - Oltre che dal sottoscritto, Vi sono Alan Thomson al basso (che già aveva collaborato per «Sapphire»), Foster Paterson alle keyboards (a lui si deve il brano che dà il titolo all'ultimo album di Martyn) e Dave Cantwell alla batteria. Abbiamo tempo fino agli inizi di Febbraio per provare e poi inizieremo una breve promozione televisiva ed una estenuante tournée mondiale *** ma contiamo per il prossimo Aprile di essere in Italia.
Io sono stato nel tuo paese ormai più volte, ho diversi amici specialmente nei dintorni di Firenze, una gran bella città, ma conosco anche abbastanza bene Milano e Roma. E poi la cucina: stupenda!

D. - Come la considera la stampa specializzata?
R. - Mah, vedi nel mio paese dei long sellers se ne fottono; meglio il prodotto di rapida ascesa e di vertiginosa caduta. L'importante è vendere e la stampa è controllata strettamente dalle grosse compagnie discografiche. Poco spazio davvero per chi non accetta certe regole.

D. - Quali sono, secondo lei, i migliori lavori della sua produzione?
R. - Il più intimo, il più sofferto è senz'altro «Grace And Danger»; a volte lo ascolto ancora e mi sembra ancora un buon album, mentre quello che mi ha più divertito è senz'altro «Inside Out»; c'erano molte idee, molte trovate alcune davvero spiritose.

D. - Ha un sogno musicale che spera che prima o poi si avveri?
R. - Oggi mi piacerebbe moltissimo suonare delle mie composizioni, filtrandole con il sintetizzatore ed arrichendole con una corposa sezione di fiati. Ma io sono abbastanza volubile, magari tra un pò mi sembrerà assurda questa idea.

* Phil Collins: batterista e cantante dei Genesis e «pro domo sua», amico di lunga data di Martyn. Collins produsse «Grace And Danger» nell '80.
La loro amicizia si consolidò in quel periodo in quanto entrambi divorziarono dalle rispettive consorti. Martyn insieme alla moglie Beverley, una cantante di origine americana3, aveva inciso due album agli inizi della carriera e le aveva dedicato una splendida canzone - «Beverley», appunto - incisa su «Inside Out».

** Danny Thompson: personaggio emblematico della music scene inglese anni 60/70, contrabbassista jazz, incontra Alexis Korner che lo orienta al blues, in quegli anni inizia la collaborazione con il batterista Terry Cox.
In seguito, i due si uniranno ai più famosi Bert Jansch e John Renbourn (e la moglie Jacqui) per formare un gruppo folk-jazz-blues: i favolosi «Pentangle». Thompson collaborò con Martyn nei seguenti album: «Road To Ruin», «Bless The Weather», «Solid Air», «Inside Out» e «One World». Martyn ha detto di lui: «Danny è un uomo ed un musicista unico. Comprende sempre al volo quello che sto facendo. È il miglior bassista del mondo».

*** Questa in breve la tournee di Martyn: Marzo ed Aprile in Europa, in Maggio USA e Canada. In Giugno molto probabilmente, Australia e Nuova Zelanda, infine nei mesi caldi alcuni festival europei, probabilmente Montreux.

3 muffnote: This is a mistake, Beverley is from Coventry, England.

muffnote:
This issue came with the free Tight Connection To My Heart 7" single. The magazine had Alex Chilton on the cover and originally cost 3.000 Lire. Various spelling mistakes have been corrected.
A small follow-up to this article was published two months later in the May issue of Buscadero #59.

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