Il Nuovo John Martyn È Successo

Luigi Abbà
Ciao 2001 Vol XIV #4
Il nuovo John Martyn
Dopo anni di circuiti più o meno limitati John Martyn sta per avere una grande rivincita in special modo dopo il sodalizio artistico con Phil Collins.
È Successo

pictureLondra,
Esiste, nel panorama frenetico del music business, un artista che nel giro di una dozzina d'anni ha fatto in modo di venire ad essere considerato, con indubbio merito, un punto fermo, quasi come una roccia nel mezzo del fiume, intorno alla quale infuriano correnti e rapide. John Martyn è nella mischia musicale da più di una dozzina d'anni, tredici per la precisione, se si incomincia a contare dal primo Lp per la Island Records, nel 1968. Prima di allora, e fin dagli inizi degli anni '60, John aveva suonato e fatto esperienza nel circuito folk della nativa Glasgow. Il folk è sempre stato il grande amore di John, un amore profondo e sincero, che richiede da sempre per chi lo suona estrema dedizione.

Da quegli inizi sottotono, molta strada è stata fatta, e molta, speriamolo, resta da farsi. Da quel primo Lp, 'London Conversation' dei '68, ne sono seguiti, ad intervalli più o meno regolari, altri tredici. Ogni album ha la sua distinzione, un marchio che lo distingue dai precedenti. All'inizio degli anni '70 un forte elemento jazz si fa strada nel lavoro di John, e una forte influenza è l'incontro e la collaborazione con Beverley, che sarebbe diventata più tardi sua moglie. Tra i migliori Lps di quel periodo, i suoi albums catturano l'attenzione della critica: 'Inside Out' dei '73, 'Sunday's Child' nel '75 e, nel '77 viene 'One World', un lavoro che, nonostante l'attenzione della critica e dei pubblico sia puntata sull'emergente punk e new wave, riesce ad infilarsi in cima alle classifiche di quell'anno.

Negli ultimi anni dei decennio John spende parecchio tempo in Giamaica, un posto che adora, e nel quale studia il reggae, una musica che ha sempre amato, alle sue radici più pure. Un pezzo di reggae, 'Johnny Too Bad' viene piazzato nel Lp dei 1980, intitolato 'Grace And Danger', nel quale l'intera seconda facciata è dedicata a Beverley e al loro matrimonio, all'indomani della separazione. Sua moglie è stata, e forse ancora lo è uno dei catalizzatori della creatività di John, e l'album voleva essere un ringraziamento e un addio. Il fatto curioso è che proprio da 'Grace And Danger' ha inizio la collaborazione con Phil Collins come produttore, ed a quel tempo pure Phil era reduce da una rottura di un legame di carattere personale. Musicalmente John e Phil si trovano particolarmente a loro agio, la dichiarata incapacità di John di giudicare ed esaminare se stesso in sala d'incisione viene bilanciata dall'orecchio esperto di Phil.

L'ultimo album, uscito da poco, di nuovo vede Collins in produzione, e la sua influenza traspare anche dal più profondo e curato sound delle percussioni. 'Glorious Fool' è il primo album di John per la WEA, dopo ben tredici anni con la Island, dall'inizio nel '68.

Il recente tour inglese è stato quasi sold-out, parte per il rinnovato interesse in John generato dall'uscita del Lp, parte perché da qualche tempo oramai, un limitato ma fedelissimo pubblico segue lo sviluppo di Martyn con devozione ed ammirazione. Il concerto all'Hammersmith Odeon è stato il punto focale del tour e uno dei primi concerti londinesi nel quale si è potuto sentire John con la sua nuova band dal vivo. Uno show che ha avuto molta sfortuna tecnicamente, visto che verso la fine si è avuto un completo blackout di elettricità, ed i musicisti hanno dovuto aspettare molti minuti fino a che i tecnici hanno risolto il problema. Musicalmente, abbiamo certamente assistito ad una performance perfetta. John, in un completo sobrio, come invariabilmente fa fin dal '68 come gli consigliò il suo collaboratore di allora, Harold McNair, un superbo suonatore di flauto, si è prodotto in una selezione dall'ultimo album. La Stratocaster rimpiazza la acustica, ma lo spirito è sempre quello, le parole delle canzoni, a tratti sussurrate, a tratti urlate con quella sua voce ampia e forte, raggiungoon senza difficoltà ogni parte dell'ampia hall. Senza dubbio John è un po' nervoso all'inizio, lo si capisce da qualche introduzione tesa dei pezzi, e i dieci metri che lo separano dale prime file sono di detrimento per un musicista che, come lui, è cresciuto nel folk e nel blues, musiche che richiedono ed esigono il contatto con il pubblico e la sua partecipazione.

● L'INTERVISTA
pictureOualche giorno dopo il concerto ad Hammersmith e la fine del tour inglese1 abbiamo avuto modo di parlare con John in un'intervista svoltasi negli uffici della sua casa discografica, nel cuore di Soho. Pioveva, e le condizioni meteorologiche avevano impedito all'aereo che lo riportava in UK dopo un impegno promozionale in Irlanda, di arrivare in orario a Heathrow. Con un'ora e mezzo di ritardo, è quindi un John Martyn nervoso che si presenta nella stanza per l'intervista, scusandosi per quello che si potrebbe scambiare un ritardo 'voluto', tipico delle stars. Dopo un caffè la tensione incomincia a sciogliersi, il sorriso, largo e sincero, si fa strada sul suo volto, nascondendo parzialmente gli effetti delle presunte libagioni durante il party che lo ha tenuto desto fino alle sette della mattina. Si è dovuto alzare, ci dice, un'ora più tardi, alle otto, per il taxi-aereo-taxi che gli ha permesso di essere a Londra all'una. E pensare che ci si fa credere che quella del rockstar è una vita facile e pigra!

[Domanda]. Vorrei avanti tutto chiederti come è andato il tour inglese, che hai appena finito. Il tuo concerto qui a Londra era sold-out e i bagarini hanno fatto affari d'oro quella sera. Non pensi di ritornare per qualche serata?
[Risposta]. Il tour ha avuto molto successo, non avrei mai sperato che tutto fosse andato così bene. Francamente, quello di esibirmi dal vivo è l'ultimo dei miei problemi. Amo suonare a Londra come amo suonare a Glasgow o altrove, ma ci sono anche altri posti, c'è l'intero mondo, al di fuori di queste parti.

D. Non è strano però che molta gente, la critica musicale in particolare, si ricordi di te raramente, quando esce un tuo Lp o sei in tournée?
R. Se un artista non produce tre o quattro 45 giri di successo nel giro dell'annata, l'essere dimenticati è uno dei rischi che può capitare, un fenomeno che conosco benissimo. L'industria discografica, managers e pubblicisti, conoscono bene il fatto loro ed è praticamente impossibile fare funzionare con 'coscienza' un mondo così cinico come quello del rock. Non vorrei diventare un nome famoso, come forse un detergente o una polvere per il bucato o un presentatore della TV. Mi piace lavorare, darmi da fare. Se ti può essere di consolazione ti dico che c'è un limite a quello che è possibile fare, dopotutto siamo solo umani. Amo suonare a Glasgow, forse più che da nessun'altra parte, eppure trovo il tempo di suonare lassù solo raramente, un concerto ogni anno, ogni anno e mezzo.

D. Certamente ci saranno dei lati positivi, delle ricompense, in quello che fai.
R. Non sono ancora diventato milionario, se è questo che vuoi sapere.

D. Perché?
R. Per il semplice fatto che i miei Lp non vengono acquistati in vaste quantità e ti voglio dire il perché: ti sembrerà immodesto, ma mi rifiuto sistematicamente di conformarmi al 'minimo comune denominatore' musicale, non voglio puntare al portafoglio di chi mi segue, ma preferisco avere il suo cuore e la sua attenzione, onestamente.

D. Come hai detto prima, il music business è un mondo cinico e senza cuore, ma tu sei parte di esso, è difficile credere che ad un punto della carriera di un artista non vi possano essere dei compromessi.
R. Non ci sono compromessi per quanto mi riguarda. Non canterei o suonerei qualcosa in cui non credo, perché dovrei poi vivere con quel qualcosa di bugiardo per sempre, cerco di stare attento a quello che faccio appunto per questo, non voglio essere un fenomeno, da usare e gettare via, come un rasoio di plastica o come molta musica odierna. È un fatto risaputo che le case discografiche conducono delle ricerche di mercato per vedere se un certo tipo di musica è digeribile dal pubblico, così anche per scoprire che fascia generazionale ha più soldi da spendere in dischi e nastri.

D. 'Glorious Fool' è il tuo ultimo Lp, il tuo tredicesimo. Si tratta di una progressione, o escalation, del tuo modo di fare musica?
R. L'album si potrebbe definire un distillato. È certamente il meglio prodotto dei miei albums, e questo non è solo un complimento a Phil, è un fatto riconosciuto. Rimpiango di non avere incominciato a lavorare con lui prima. Forse il mio modo di lavorare potrà sembrare molto lento o pigro per Phil. Negli ultimi due o tre mesi sono diventato molto più produttivo, tanto che probabilmente il mio prossimo Lp potrebbe risultare completamente indigeribile, non mi sorprenderà se la gente lo riterrà orribile, ma in questo momento della mia vita devo fare della musica compatibile con lo stato d'animo in cui mi trovo: veloce, dura e inflessibile. Se dovessi trovare qualcosa di negativo in 'Glorious Fool', direi che non è molto avventuroso.

D. Phil Collins dal canto suo in un'intervista con CIAO 2001 alcuni mesi fa aveva detto che è semplicissimo produrti, basta scegliere una delle differenti versioni di ogni pezzo che fai, senza aggiungere o togliere nulla.
R. Può darsi, fatto sta che mi considero il mio peggiore critico. Sono assolutamente incapace di giudicare obiettivamente la musica che faccio e perciò ho bisogno di qualcuno in cui ho cieca fiducia.

D. Pure Eric Clapton ha messo lo zampino in 'Glorious Fool'. Come giudichi il suo lavoro?
R. Anche lui è un carissimo amico, tutto qui. Questo fatto interessa solo noi. È uno dei problemi nell'essere famosi: la gente vuole sapere tutto di te e della tua vita, in minimi dettagli.

pictureD. In passato avevi la fama di essere un artista solo, eppure da qualche tempo ti esibisci con una band, come mai?
R. Il gruppo è insieme da appena sei mesi e prevedo che rimarrà in questo formato per un altro po' di tempo. Essere in un gruppo significa naturalmente molta disciplina. Prima potevo fare quello che volevo sul palco, adesso devo rispettare delle linee. Vorrei inoltre ampliare il gruppo, aggiungere magari un altro chitarrista o magari un altro tastierista, se le mie finanze lo permetteranno.

D. E all'inizio, durante gli anni '60 e prima ancora, quali sono state le tue prime influenze musicali?
R. Il blues e la musica folkloristica scozzese, anche se non c'è alcuna differenza tra i due. Musica è uguale, non cambia poi molto in stile, cambia il modo con cui la si fa.

D. Eppure il blues sta passando un periodo di relativa crisi in Inghilterra in questo momento, se si fa il paragone con la situazione di quindici o venti anni fa.
R. Vero, è un fatto di mode. Vent'anni fa gente come John Mayall, Clapton, Alexis Korner, gli Yardbirds erano di moda e tutti i musicisti in circolazione adesso hanno un debito verso quella generazione.

D. In 'Glorious Fool' c'è un pezzo che chiaramente esprime un punto di vista preciso, 'Don't You Go'. Inoltre hai dichiarato il tuo appoggio per il CND (Campaign for Nuclear Disarmament), che lotta per la esclusione di testate nucleari dall'Europa.
R. 'Don't You Go' è un chiaro riferimento a Reagan, e all'incredibile fatto che il mondo può essere distrutto dal capriccio di un attore!2 (In interviste al tempo della campagna elettorale in USA lo scorso anno, John aveva invitato gli Americani a votare per Burt Lancaster, o al limite per Jack Nicholson, perché secondo lui entrambi sono più belli di RR. ndr). Il fatto più triste è che sia Reagan che la Thatcher sono così palesemente dei burattini nelle mani di altra gente, che mi stupisce e mi addolora che ci si debba organizzare in un comitato come il CND per cercare di fare loro capire che l'idea di una guerra nucleare è così pazzesca da essere paradossalmente ridicola.

Luigi Abbà

1 sitenote: The Hammersmith Odeon concert took place 1 November 1981 so this would place the time of the interview around the 10th of November.
2 sitenote: I would not be surprised if John were referring to the title track of Glorious Fool here.

sitenote:
Various spelling mistakes have been corrected. This issue of Ciao 2001 had Franco Battiato on the cover and originally cost 800 Lire.