Dry Martyn

Angelo Pinna | Ernesto Assante
Prisma Vol 1 #1

[Interviste]

30% Rock – due dita di reggae – una spruzzata die folk

Scanned picture
intervista di john martyn
di angelo pinna e ernesto assante

Fa bene chi dice, nell'anno 1980, che non bisogna a «riscoprire» John Martyn, ma semplicemente dare a lui e alla sua musica lo spazio che merita, per dodici anni di carriera che annoverano più luci che punti oscuri, sin dal lontano London Conversation, che narrava del folk, fino a giungere al nuovo Grace and Danger, ennesima prova di lucidità e di rinnovamento. Eppure John Martyn non ha un gran seguito di massa, ma più che altro dei fedeli seguaci, che lo hanno seguito attraverso gli anni, attraverso le semplici atmosfere di The Tumbler, ai ricami fastosi di Stormbringer, alle complicazioni di Road To Ruin, risoltesi in meglio in Bless the Weather, fino ad arrivare ai capolavori di Solid Air, fluido, spontaneo, costruito con tanta grazia e amore da lasciar sorpresi, e Inside Out, con tutto il suo bagaglio di originalità, per giungere ai nostri giorni ed ai recenti concerti italiani, che lo hanno visto in versione elettrica, sempre lucido e creativo. Martyn ha ancora molte cose da dire, il suo bagaglio musicale si è sempre più arricchito, fino a giungere ad una sintesi personalissima ed originale di blues, folk, jazz e rock che pochi altri han saputo farci assaggiare, e che Martyn continuerà ad esplorare nei suoi prossimi lavori. Lo abbiamo intervistato a Roma dopo il suo concerto al Tendastriscie1, dove la sua musica si è dovuta adattare alle condizioni climatiche, al vento, e alla pioggia che insistentemente han partecipato al concerto.

Come mai in concerto, diversamente che sui dischi suoni senza il pianoforte?
Perché non ho i soldi per pagare un pianista, il che mi sembra una ragione più che sufficiente.

E in questa situazione tu devi usare più effetti sulla chitarra.
Non uso più effetti quando suono da solo. Mi piacerebbe avere una pianista, magari un percussionista, ma al momento mi piace la situazione del trio, perché in questo modo io sono maggiormente sotto pressione, ed è una situazione che mi aiuta.

Adesso preferisci suonare in versione elettrica?
No, non c'è molta differenza, è la stessa cosa, anche se è più difficile per me suonare la chitarra elettrica perché non ho una grande esperienza. Ma sto imparando di continuo ed è piacevole.

Scanned pictureQuali sono gli effetti che usi maggiormente?
Fondamentalmente uso l'eco, è l'effetto più importante perché io suono tutto sempre con un po' di eco sotto, poi ho un fuzz box che non uso spesso, solo in due o tre canzoni, il pedale del volume, e il wha wha, ed è già abbastanza direi.

Nel tuo nuovo repertorio c'è un solo brano che ha una ritmica chiaramente jazz.
Si perché io voglio suonare di tutto, voglio essere un musicista di rock duro, jazz tutto, perché per me sono la stessa cosa, è tutta musica, ed io voglio essere in grado di suonare quello che voglio quando lo voglio. È molto bello essere in grado di far questo.

L'inverno scorso hai avuto delle esperienze con dei musicisti di jazz.
Si con John Stevens. Mi piace suonare con lui, è una esperienza interessante, lui è sempre all'avanguardia. A lui piace suonare con me per il mio valore emotivo più che per la mia tecnica, perché io di tecnica non ne ho molta. La musica che abbiamo suonato mi è piaciuta molto, crazy music, 'piena di variazioni e di improvvisazione, sempre diversa. Stevens ha tre o quattro bands, ma quella che mi ha interessato di più è stata la sua dance orchestra, composta da quattro chitarre, due bassi, due batterie e una sezione di fiati. È musica principalmente improvvisata che lascia grandi spazi ai singoli.

Quindi quando qualcuno ancora ti definisce un musicista folk per te è una restrizione.
Anche nel passato non mi piaceva essere definito un musicista di folk. Ho sempre lottato contro l'esser messo in una scatola, è una cosa brutta per la mente della gente, la mia inclusa. È sempre musica, onestamente non vedo la differenza; penso che le definizioni, le categorie servono solo per il mercato, non per ragioni più serie. Non ci sono vere categorie se non per il mercato; sai ... dici, mi piace solo questo tipo di musica, perciò compro solo questo giornale, leggo questa pagina, e così via. È assurdo. Penso che questo sia la negazione del potere della musica, che è quello di essere un enorme mezzo di comunicazione di emozioni.

Logicamente questo tipo di situazione ti ha creato dei problemi con l'industria musicale.
Si, qualche problema, ma nulla di serio.

E il pubblico?
Penso che siano un po' sorpresi ed è bene che lo siano. Non mi piace essere sempre lo stesso e suonare anno dopo anno le stesse cose. C'era un tipo che ieri sera gridava a pieni polmoni «Over the hill»: è incredibile, è di otto anni fa!

Non ti piace suonare roba vecchia?
Si, è bello a volte, quando mi ci sento «dentro». A volte non mi va di suonare musica elettrica ed allora suono quella acustica. Penso che la prossima cosa da fare, dal punto di vista del pubblico, sarebbe uno show che per un ora e mezza è acustico ed un ora e mezza elettrico.

E la Giamaica? Nel tuo repertorio c'è un brano dall'aria reggae. Ti interessa il ritmo della musica Giamaicana o la situazione che c'è attorno?
Mi piace la Giamaica, è un bellissimo posto, non so come sia adesso, con il nuovo governo, mi piaceva sotto quello vecchio, poteva essere molto buono. È una di quelle isole sfruttate, la gente è sempre stata sfruttata e lo sarà sempre, fino a che una rivoluzione li salvi. Non so, veramente, è il tipo di posto dove ci potrebbe essere una rivoluzione, voglio dire, è stata politicamente instabile per cinque anni. Questa è l'unica cosa che non mi piace di quel posto, è un paradiso ma i politici sono dei fottuti.

E il reggae?
Sono un po' annoiato della musica reggae, non mi suona più così fresca ed è un bene, perché vuol dire che sono andato avanti.

muffnote:
Prisma - Mensile di Riflessi Sonori was a monthly magazine with music info issued in Rome (Edizioni Now). This story appeared in their very first issue. It goes undated but based on the Rome concert mentioned it is safe to assume the item appeared January 1981. There is also a review of Grace and Danger in the same issue. It cost 1.500 Lire.

1muffnote: The concert at the Tendastrisce took place 27 November 1980 when John was touring Italy to promote Grace & Danger.